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SUL FEDERALISMO SOLTANTO CHIACCHIERE

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di Alessandro Naccarato deputato PD

Il Pd si è astenuto sul disegno di legge sul federalismo, perché il provvedimento si limita a enunciare dei principi ed è privo di contenuti concreti. In questo modo abbiamo voluto sottolineare il nostro giudizio positivo sul federalismo, come strumento per rendere più efficiente il nostro Paese, e nello stesso tempo denunciare l’inconsistenza e l’insufficienza della proposta della destra. Ci siamo astenuti, come è già avvenuto nella discussione in Senato, per dimostrare di essere una forza di opposizione seria, che punta a ottenere risultati concreti nonostante non abbia responsabilità di governo, riformando gli assetti istituzionali esistenti a vantaggio di tutti i cittadini.
 In questo senso, il provvedimento sul federalismo votato alla Camera dei deputati rappresenta certamente un primo passo per riformare l’Italia ed è doveroso ricordare che è la logica conseguenza della riforma del Titolo V della seconda parte della Costituzione voluta dal governo di centrosinistra nel 2001. Ne è prova il fatto che la stessa Lega Nord, che ha fatto del federalismo il suo cavallo di battaglia, dopo la bocciatura del referendum sulla cosiddetta «devolution» che mirava a stravolgere la Carta costituzionale, è tornata sui suoi passi, percorrendo la strada del confronto parlamentare su questo tema, proprio a partire dalla riforma del titolo V della Costituzione.
  La nostra astensione è stata determinata anche da alcuni aspetti negativi e da alcune carenze. Anzitutto i tempi. L’attuazione del federalismo fiscale, secondo il testo varato ieri, avverrà fra almeno 5 anni. Per noi è un tempo troppo lungo, che serve al governo per rinviare le decisioni vere, accontentando tutti ed evitando di assumere impegni concreti. In secondo luogo, la proposta federalista del governo non definisce con chiarezza quali risorse verranno destinate alle autonomie locali. Questa indeterminatezza è molto grave, soprattutto se si pensa, per esempio, che oggi i Comuni si trovano in grosse difficoltà finanziarie, in particolare dopo la decisione del governo di abolire totalmente l’Ici anche per i redditi alti. E’ stata una scelta irresponsabile e demagogica. E’ così che la destra garantisce un federalismo efficace, affossando di fatto i bilanci dei Comuni?
 Probabilmente questi evidenti limiti del disegno di legge sul federalismo si spiegano con la presenza, nella maggioranza di governo, di forze politiche che in realtà non vogliono attuare un federalismo serio, e mirano a conservare l’impianto dello Stato centralista. Del resto più delle parole parlano i fatti. E i fatti, nonostante i proclami federalisti della Lega Nord, sono chiari. Il governo ha regalato milioni di euro ai Comuni di Roma, Palermo e Catania per ripianare i loro bilanci disastrati. Anche in questo caso si tratta di una scelta sbagliata, al di là che le amministrazioni locali in questione siano state di centrosinistra o di centrodestra. Non è un problema di schieramento politico, ma di corretta e responsabile amministrazione degli enti locali.
 E’ paradossale, poi, che proprio la Lega Nord abbia assecondato senza fiatare questi stanziamenti straordinari di denaro pubblico a favore di pochi Comuni non certamente virtuosi. Inoltre, che dire dell’ultima decisione del governo di trasformare la città di Reggio Calabria in area metropolitana? Perché non fare lo stesso, per esempio, con i Comuni di Padova o Verona? Anche in questo caso il silenzio della Lega Nord è tanto più assordante se si pensa che, dall’entrata in vigore della legge sulle aree metropolitane nel lontano 1990, non ne è stata istituita neanche una prima di oggi.
 Infine è in corso la beffa del cosiddetto «piano casa»: un provvedimento centralista, che calpesta Comuni, Province e Regioni. Il disegno di legge della maggioranza, infatti, nel concreto usurpa le funzioni proprie degli enti locali in materia di pianificazione urbanistica e redazione dei piani regolatori. E’ in realtà un provvedimento palesemente incostituzionale, dal momento che, secondo la Costituzione, la gestione del territorio rientra a pieno titolo nelle materie di competenza delle autonomie locali.
 Il Partito democratico si è astenuto perché oltre ai proclami adesso servono i contenuti. Non servono le chiacchiere della destra, ma provvedimenti e proposte concreti che puntino a dare maggiori poteri e risorse economiche certe alle autonomie locali. Solo in questo modo si può realizzare un federalismo serio a vantaggio di tutti i cittadini.