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I 95 anni del partigiano «Votero' sì alle riforme. E' necessario cambiare». Emilio Pegoraro, una vita nel Pci padovano, contesta l’Anpi «I profughi? Scappano dalla fame, noi non sappiamo cos’è»

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Mattino di Padova 2-12-2016 «L’invito che rivolgo a tutti i democratici di votare sì per uscire dall’instabilità politica, causa di tanti mali. Ma ai compagni del Pd voglio ricordare che l’unità è indispensabile per vincere». Ha compiuto 95 anni poche settimane fa, ma la passione politica è una malattia da cui non si guarisce. Emilio Pegoraro non fa eccezione: partigiano (nome di battaglia Leo), militante del Pci padovano, senatore dal 1968 al 1972 e poi deputato fino 1976, oggi storico e scrittore. «Oggi ci vedo poco, ma la mia instancabile moglie Leontine mi legge i giornali. Assieme abbiamo vissuto intensamente 66 anni di matrimonio. Grazie a lei seguo il dibattito politico e mi informo anche con il web». Avrà visto un Pd spaccato sulla questione referendum. «Fin dalla Resistenza ho fatto la mia scelta di vita. Ho visto nel Pci il partito che operava con un programma condiviso dalle masse. E sono fiero di aver avuto quest’anno la mia 73esima tessera tra Pci, Pds, Ds e ora Pd. Ho vissuto la fase del centralismo democratico che significava libertà di discussione interna ma poi il voto compatto di tutti». Oggi non è più così. «La riforma della costituzione è un tema importantissimo. Una discussione durata 40 anni. Voglio ricordare che sono le forze di destra a essere schierate per il no. Io sono convinto di votare sì, proprio per l’esperienza fatta in parlamento». Tra i dem però ci sono autorevoli esponenti per il no. «Il problema è che non si sono limitati a dichiarare il loro voto ma hanno anche promosso iniziative. Penso sia inammissibile, una posizione incompatibile con la partecipazione al partito». Tra loro c’è anche Flavio Zanonato. Che ne pensa? «Penso abbia dimenticato parte della sua storia politica. Ha recato un dispiacere a quanti lo hanno sostenuto». Lei, partigiano, come giudica la netta posizione per il no dell’Anpi? «Dico subito una cosa: non è giustificabile la partecipazione dell’Anpi a Latina a un’iniziativa con Forza Nuova, un’organizzazione neo-fascista. E sono da respingere le pressioni per non iscrivere o non rinnovare la tessera a chi ha dichiarato il voto per il sì». Ma perché l’Anpi si è schierata così nettamente? «I partigiani ancora viventi sono poche centinaia. L’ultimo congresso ha visto necessariamente la partecipazione di molte persone che per l’età non hanno partecipato alla Resistenza. Io credo che il Pd si sia disinteressato dell’Anpi, in cui sono entrate soprattutto persone dell’estrema sinistra. Non ho nulla di eccepire sulla scelta fatta democraticamente dall’Anpi ma date le caratteristiche dell’associazione non era necessario organizzare un’intensa campagna per il no. Bastava un comunicato con la posizione dell’associazione e poi ognuno avrebbe votato secondo coscienza». Lei ha visto la trasformazione di Padova dal dopoguerra a oggi. Come trova il nostro territorio? «Si è trasformato radicalmente in questi anni. Ma penso che l’agricoltura resti sempre un pilastro fondamentale. E seguo con interesse gli sviluppi di questi anni con l’impegno sempre più grande delle donne nel settore». Lei ha appena pubblicato il suo ultimo libro, “La società rurale veneta dal medioevo a oggi”, perché ha deciso di scrivere alla sua età e perché proprio di agricoltura? «Sono figlio di agricoltori e allevatori. Anche se ai miei tempi era un’agricoltura povera. E poi ho partecipato recentemente al congresso dei pensionati Cia che aveva come slogan “anziani, una risorsa per la società”. Volevo dimostrarlo». Di cosa parla il suo libro? «È l’agricoltura veneta nelle tappe più importanti: da Carlo Magno, al feudalesimo, alla nascita dei comuni e la rinascita francese e austriaca. Fino alla Liberazione comunque in Veneto usavamo i buoi e l’aratro tradizionale». Il Veneto che lei ha conosciuto era terra d’emigrazione. Oggi si ritrova al centro di fenomeni migratori. «Abbiamo vissuto periodi storici di una povertà incredibile, con un’alimentazione poverissima e una forte emigrazione. Solo dal Veneto sono partiti in 3 milioni. In un paese del Bellunese, Fastro, sono emigrati tutti in Brasile, con a capo il sindaco e il prete». E i profughi di oggi? «I veneti soffrivano la fame ed emigravano per dare un futuro ai propri figli. Come i profughi che oggi arrivano in Italia. Voglio raccontare un episodio realmente accaduto dopo la rotta di Caporetto, quando arrivarono molti profughi dalla zona del Piave. Una donna, Ida Del Bianco, per non vedere morire di fame i propri figli arrivò a rinchiuderli in una porcilaia e lasciarli lì. Oggi siamo abituati a mangiare a pranzo e a cena. E la fame vera non la conosciamo più».
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PADOVA UMILIATA DAL FALLIMENTO DI BITONCI, ORA LA CITTÁ SI UNISCA PER TORNARE GRANDE

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alt"Anche se comprendo la tentazione, quando si è circondati da macerie c’è poco da esultare. In questi anni di fallimenti Bitonci non ha trascinato a fondo soltanto i suoi sodali, ma ha rischiato di rendere periferica una città che dovrebbe essere la capitale economica e culturale del Nord-est. Da oggi Padova può archiviare una stagione politica fatta di provocazioni, insulti e una montante cultura antidemocratica che ci ha messo in imbarazzo agli occhi del Veneto e del resto d’Italia, ma chiusa questa pagina è necessario riportare finalmente al centro dell'attenzione le esigenze dei padovani e le sfide della città che verrà. Per questo il nostro partito si metterà a disposizione di tutti coloro che vogliono che Padova torni ad avere il ruolo che gli spetta. Dobbiamo riunire la città, dobbiamo ritrovare l’orgoglio di essere una grande comunità sapendo che la fine di questa esperienza politica può trasformarsi in un nuovo inizio in cui restituire a Padova il pieno rispetto e l’onore che merita. Lo vogliamo fare con un percorso che coinvolga le migliori energie della nostra società per scrivere un progetto che permetta a Padova di ritrovare la sua identità come città di sviluppo, di conoscenze e di opportunità. Un progetto che riguardi la qualità della vita di tutti noi e restituisca alla politica il compito di traghettarci nel futuro abbandonando l'odio e il rancore che in questi anni è stato seminato nella nostra comunità."

Antonio Bressa
Segretario Cittadino PD Padova
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Veneto in fuga dai vaccini «Intervenga il ministro» Il calo della copertura pediatrica diventa interrogazione dei parlamentari Pd «Siamo sotto soglia, colpa della legge regionale che ha tolto l’obbligatorietà»

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MATTINO DI PADOVA 10 NOVEMBRE 2016 - Finisce in Parlamento il calo delle vaccinazioni in Veneto, in particolare di quelle pediatriche. Un’interrogazione è stata presentata ieri mattina dai deputati del Pd Alessandro Naccarato, Margherita Miotto, Vanessa Camani e Giulia Narduolo per chiedere un intervento immediato al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. E per sollecitare la predisposizione di una lista delle vaccinazioni obbligatorie con passggio delle competenze dalla Regione allo Stato. «Il calo delle vaccinazioni nel nostro Paese è un fenomeno molto preoccupante specialmente in relazione al ritorno di malattie che sembravano debellate», spiegano nell’interrogazione i parlamentari del Pd, «I dati relativi al 2015 della Direzione generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute indicano una situazione di cronico difetto da parte di tutte le regioni del Nord-Est dove l’andamento negativo è ancora più preoccupante che nel resto dell'Italia. La soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ottenere la cosiddetta immunità di popolazione è rappresentata dal 95% per le vaccinazioni incluse nel vaccino esavalente generalmente impiegato in Italia nei neonati per il ciclo di base. La media italiana delle vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse e Hib è in calo dal 2013 e si è attestata solo al 93,4% nel 2015.Purtroppo questo dato scende drammaticamente in Veneto e in Trentino Alto Adige». Il Veneto rispetto alla media nazionale, raccoglie quasi 3 punti percentuali di distacco nell’anti-epatite B: 90,8% contro il 93,2 delle altre regioni e quasi di 2 punti nell’anti-tetanica (91,75% contro 93,56). L’area in cui si registra maggiore resistenza ai vaccini è quella vicentina. I parlamentari del Pd puntano il dito contro la legge regionale che ha sospeso l’obbligo di vaccinazione per l’età evolutiva: «Questi dati in Veneto sono il risultato della legge 7 del 2007», affermano, «I numeri sulle vaccinazioni per il morbillo e la rosolia rischiano di fare fallire il Piano globale dell’Oms per eliminare queste malattie». A lanciare l’allarme sul possibile ritorno di epidemie di malattie che sembravano debellate è stato lo stesso presidente dell’Istituto Superiore della Sanità Walter Ricciardi. E i medici veneti hanno rilanciato la preoccupazione visti i 3 casi di meningite rilevati lo scorso anno e gli otto di morbillo nell’ultima settimana a Vicenza. «Questi dati suscitano preoccupazione e allarme soprattutto dopo le numerose campagne di promozione del ministero della Salute. Tali campagne non sono tuttavia riuscite a vincere la diffidenza di un numero crescente di soggetti probabilmente anche in ragione della diffusione di campagne anti-vaccinazioni che stanno sortendo effetti molto gravi». Di qui la richiesta di un’azione concreta da parte del governo: «Occorre un'azione decisa per uniformare e innalzare i livelli di vaccinazione».
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DOPO L'INTERRROGAZIONE CINQUE NUOVI GIUDICI A PADOVA

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Mattino di Padova 6 novembre 2016 - Ha avuto buon esito l’interrogazione a risposta scritta presentata da Alessandro Naccarato al ministro della Giustizia sulla carenza di magistrati in Veneto. Ovvero «agli uffici giudicanti di primo grado del distretti della Corte d'Appello di Venezia sono stati complessivamente assegnati 29 ulteriori posti di giudice, 5 dei quali in incremento della dotazione prevista per il Tribunale di Padova. Agli uffici requirenti del distretto sono state, invece, assegnate 9 unità aggiuntive, una delle quali in aumento delle dotazioni della Procura di Padova». Questa la risposta all’interrogazione a firma di Alessandro Naccarato con i deputati Vanessa Camani, Margherita Miotto,  Giulia Narduolo, Gessica Rostellato e Alessandro Zan. «Il distretto giudiziario del Veneto è all'ultimo posto in Italia per quanto riguarda il rapporto magistrati-popolazione» si legge nell’interrogazione; «Nella regione Veneto che coincide con il distretto giudiziario, tale rapporto è di un magistrato di Corte d'appello ogni 99 mila abitanti e un magistrato di tribunale ogni 14 mila abitanti;  questo rapporto è la metà di quello di altri distretti italiani, che dispongono del doppio di magistrati rispetto al Veneto, con una sproporzione immotivata;  già in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, il Procuratore generale aveva rinnovato l'allarme, inviato al Ministero nel marzo 2014, facendo presente che l'organico dei magistrati conta 415 unità, ma gli effettivi sono 40 in meno, inoltre mancano 345 cancellieri su 1803 previsti dalla pianta organica;  in particolare, a Padova il rapporto giudice-popolazione scende a un magistrato ogni 15 mila abitanti, mentre, per comprendere la sproporzione, in Molise è di un magistrato ogni 5 mila abitanti. E il territorio della provincia di Padova conta 900 mila residenti, 68 mila attività economiche e un numero crescente di reati legati al mondo delle imprese e della finanza».

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