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Paolo Giaretta alla scuola di Formazione PD Padova

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Sabato 7 Aprile 2018 il senatore Paolo Giaretta è intervenuto alla scuola di formazione organizzata dal PD di Padova sul tema della nascita e sviluppo dei partiti di massa. Pubblichiamo qui la sintesi del suo intervento per chi fosse interessato a conoscere gli interessanti contenuti della sua relazione. INTERVENTO PAOLO GIARETTA (PDF)
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MAFIA DELBRENTA. NACCARATO: "UN FENOMENO SOTTOVALUTATO. COSÌ HA PROLIFERATO IL MALAFFARE"

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Mattino di Padova 17 Marzo 2018 - Per anni in Veneto ha operato la mafia del Brenta, un'associazione a delinquere di stampo mafioso, che ha commesso gravi reati. Il gruppo è stato in larga parte smantellato dalle forze dell'ordine e dall'autorità giudiziaria ed è stato processato e condannato in base all'articolo 416 bis del codice penale. Le sentenze a partire dal 1994 hanno stabilito in modo inequivocabile che la mafia del Brenta non era una semplice banda criminale: era una vera e propria associazione mafiosa, composta da assassini, rapinatori, trafficanti di droga e di armi, sequestratori, avvocati, imprenditori. Nonostante l'efficace azione repressiva della magistratura, il fenomeno è stato ampiamente sottovalutato a livello istituzionale e sociale senza cogliere la gravità dei reati e senza approfondire la rete di rapporti e connivenze che l'avevano fatto crescere. È indicativo il fatto che, a parte qualche rara eccezione, l'associazione mafiosa guidata da Felice Maniero venga ancora chiamata "mala del Brenta", "banda Maniero", "mala del piovese", senza mai utilizzare la parola mafia. In questo modo, negando l'esistenza di un gruppo mafioso veneto, si è prodotta una rimozione lessicale e culturale per evitare di indagare a fondo sulle responsabilità dell'area grigia, costituita da professionisti, avvocati, rappresentanti delle istituzioni, operatori di banca, che ha consentito alla mafia del Brenta di accumulare ingenti risorse in larga pare ancora da scoprire e sequestrare. Molti capitali di provenienza illecita sono stati riciclati e utilizzati fino ai giorni nostri inquinando l'economia. Molte persone legate a quell'esperienza criminale hanno continuato a svolgere attività illegali e a mantenere relazioni illecite. Per questo bisogna diffidare delle dichiarazioni dei presunti pentiti che spesso sfruttano la collaborazione con le istituzioni per rafforzare il proprio ruolo e per inviare messaggi mafiosi agli associati. Nel frattempo sono tornati in azione alcuni criminali già appartenenti alla mafia del Brenta, che hanno recuperato, seppure in forma ridotta, legami, contatti e strumenti dell'organizzazione. Questi pregiudicati, dopo essere tornati in libertà, hanno ripreso a delinquere in particolare nel campo delle rapine e del traffico di droga, mantenendo spesso i precedenti rapporti con bande di giostrai. I gruppi criminali costituiscono, come in passato, un punto di contatto con esponenti mafiosi e si segnalano per i gravi reati contro il patrimonio: rapine, anche con armi da guerra, furti aggravati, traffico internazionale di droga e riciclaggio. La sottovalutazione della mafia del Brenta ha favorito l'espansione del fenomeno mafioso negli anni successivi. Infatti il successo della mafia del Brenta ha evidenziato l'esistenza in Veneto di una vasta area di soggetti disponibili a fare affari con il crimine organizzato. Le mafie si sono stabilite e sono cresciute in Veneto sfruttando queste disponibilità. Oggi l'azione dei gruppi criminali si avvale di rapporti continuativi con imprenditori locali, professionisti e operatori finanziari. Tali rapporti, basati su una convergenza di interessi, sono funzionali a commettere reati economici, come l'evasione fiscale, la bancarotta fraudolenta, le truffe, e a riciclare profitti illeciti, derivanti soprattutto dal traffico di stupefacenti. Così la criminalità organizzata è riuscita a entrare nell'economia legale e a condizionarla in modo silenzioso.
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Segretario Pd, Ivis sferza Roma: «Più rappresentanza a chi sta tra la gente»

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Mattino di Padova 21 Marzo 2018 - «Rivedere la rappresentanza dei territori al di là delle delegazioni parlamentari». Con un po' di politichese, inusuale rispetto ai suoi 26 anni, è stato il padovano Vittorio Ivis a mettere sul tavolo la "grana" più grossa nell'incontro tra i segretari provinciali e il segretario reggente Maurizio Martina che si è svolto ieri mattina a Roma. Con un intervento un po' alla Serracchiani il segretario padovano non ha risparmiato critiche alla composizione delle liste che, assieme ai meccanismi del Rosatellum, hanno innescato una situazione paradossale: «In Veneto 7 eletti su 10 sono concentrati in sole due province, altre tre province si sono trovate con un solo rappresentante o alla Camera o al Senato, e ben due non hanno nessun rappresentante. A Padova abbiamo un ottimo deputato come Alessandro Zan, ma siamo stati comunque penalizzati. E in Veneto ci sono un milione e mezzo di elettori che non hanno nessun rappresentante del Pd a Roma - ha sottolineato Vittorio Ivis - Eppure nel lavoro di ricostruzione dopo la sconfitta del 4 marzo dovremmo parlare anche a queste persone». Come è potuto accadere? «Abbiamo composto le liste quantomeno con dei criteri poco oculati rispetto alle dinamiche del consenso di base ma criteri molto ossequiosi delle dinamiche delle correnti interne», è la risposta che il giovane padovano ha "sbattuto" in faccia a Martina. Da qui la rivendicazione di un nuovo ruolo per i segretari provinciali: «Vogliamo essere ascoltati, vogliamo essere convocati, vogliamo e siamo pronti a dare il nostro contributo - è stato l'appello dal podio dell'assemblea - E penso che avremmo tutti a guadagnarne in efficacia della nostra azione, in condivisione delle nostre scelte e in come esse vengono trasmesse in maniera armonica e unitaria alla base». Considerare dunque i segretari provinciali e regionali come «uno degli organi che concorrono a elaborare le grandi scelte degli iscritti», ma Ivis ha anche rilanciato davanti al segretario nazionale la sua idea di referendum tra gli iscritti sul modello Spd. «Questa è casa nostra, nessuno si deve sentire accerchiato e nessuno padrone - ha concluso il giovane padovano - Fuori dal Pd, per me, non c'è spazio. Ma è ora di riconciliare il maggior numero di persone possibili con questo sentimento di appartenenza». L'intervento di Ivis non ha mancato di provocare polemiche tra gli altri segretari, suscitando più di qualche malumore tra i renziani più ortodossi. Ma anche alcuni apprezzamenti. E lo stesso Martina ha "capito l'antifona": «Dobbiamo porci il tema di come può esistere un partito anche oltre la rappresentanza parlamentare», sono le parole del segretario. Che poi ha insistito sull'unità e sulla ripartenza dopo la sconfitta: «Dobbiamo rimanere in campo e dare un messaggio di positività. Vi convocherò più spesso, già a partire da aprile», ha detto ai segretari provinciali prima di andare all'incontro con la delegazione M5S sulla presidenza delle Camere. Ma quella è già un'altra partita.
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Maurizio Martina in Direzione Nazionale PD

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Credo non sfugga a nessuno di noi la delicatezza di questa Direzione e della fase nuova e dura che si è aperta dopo l’esito del voto del 4 marzo. Sento innanzitutto il bisogno di riconoscere la scelta che il Segretario ha compiuto dopo il voto, con le sue dimissioni, e voglio ringraziarlo per questo atto forte e difficile ma soprattutto per il lavoro e l’impegno enorme di questi anni.Sento anche il bisogno, insieme a voi, di non cercare a partire dalla Direzione di oggi scorciatoie o capri espiatori ...
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