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IL PIANO PER L'ITALIA

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Oggi abbiamo presentato il nostro Piano per l’Italia, le proposte del Partito Democratico su lavoro, ambiente, sviluppo e istruzione. È l’inizio di un unico grande progetto per il Paese, per raccontare all’Italia la nostra idea di futuro. Da alcune settimane siamo piombati in una situazione ancora più  complessa con finti litigi, parole sconsiderate come quelle ieri di Salvini che hanno fatto schizzare lo spread. Vogliamo mettere in campo un’idea alternativa di Paese perché oltre alla battaglia di opposizione servono anche proposte.

Ecco le nostre proposte:

1. Uno stipendio in più per 20 milioni di italiani. Il principio di base è chiaro e semplice: meno tasse per chi lavora. 20 milioni di lavoratori potrebbero avere uno stipendio in più. Attraverso la diminuzione delle tasse sul lavoro, arrivando così ad avere fino a 1500 euro netti in più all’anno. È lo stipendio medio di un lavoratore dipendente, di un insegnante, di un poliziotto, di un vigile del fuoco. Il passo successivo sarà una riforma fiscale, a partire dall’Irpef, nella direzione dell’uguaglianza e della semplicità.

2. Il fondo per lo sviluppo verde. L’obiettivo è creare in cinque anni 800mila posti di lavoro. Sviluppo e tutela dell’ambiente, insieme. Lo facciamo in tanti modi. Prima di tutto sostenendo l’autoproduzione di energia pulita, portando al 35% la quota di fonti rinnovabili sui consumi energetici: vuol dire risparmi in bolletta per le famiglie e minori costi per le imprese. Poi con gli ecobonus e sismabonus: vuol dire migliaia di piccoli e medi cantieri per trasformare gli edifici in maniera green e creare lavoro. E ancora, sosteniamo l’Impresa Green 4.0, con la stabilizzazione degli incentivi di Impresa 4.0; la mobilità sostenibile, con l’acquisto di 20 mila autobus e treni per i pendolari e la realizzazione di 13 mila km di nuove piste ciclabili. Infine sosteniamo investimenti per la rigenerazione delle città e delle aree interne e per contrastare il cambiamento climatico e il dissesto idrogeologico.

3. Scuola a costo zero per 7 milioni di famiglie. In Italia il tasso di evasione scolastica è del 14,5%: un dato drammatico che aumenta di un punto all’anno. Noi vogliamo garantire davvero il diritto all’istruzione, anche a chi viene da una famiglia in condizioni di svantaggio: il futuro si costruisce così, garantendo uguaglianza e merito. Per questo vogliamo azzerare il costo dell’istruzione per le famiglie con redditi bassi e medi, e allo stesso tempo raddoppiare le borse di studio universitarie. Il provvedimento interesserà 7 milioni di famiglie con figli a carico. Tra le altre cose prevede: rette degli asili nido gratis per chi ha un Isee minore di 25 mila euro; libri di testo gratuiti per gli studenti delle scuole medie e superiori le cui famiglie hanno un Isee minore di 25 mila euro; azzeramento delle rette universitarie per gli studenti le cui famiglie hanno Isee minore di 25 mila euro.


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Zingaretti a Padova: "Il governo Lega-MS5 blocca l'Italia e il modello veneto rischia la crisi"

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Mattino di Padova 16 Aprile 2019 - Se Paolo Gentiloni lancia l'anatema contro la Lega che ha tradito il Nord con la svolta sovranista, Nicola Zingaretti tesse l'elogio del Veneto, del modello produttivo che vale 65 miliardi di export per ribadire che il voto del 26 maggio sarà fondamentale per «bocciare il governo gialloverde. Con le loro divisioni Salvini e Di Maio bloccano lo sviluppo dell'Italia. Siamo in recessione, con la crescita zero del Pil e anche il Veneto ha perso 1500 aziende», dice il leader del Pd. Il suo tour elettorale inizia dalla federazione Berlinguer con una convention vecchio stile: sindaci, professori universitari e militanti delle feste dell'Unità lo accolgono con un applauso nell'unica città (con Belluno) che ha retto all'assalto della Lega: a Padova il centrosinistra ha saputo tessere alleanze con la società civile, con uno schieramento che unisce la sinistra con i cattolici moderati e i liberal. Zingaretti sa che la sfida è difficile, la rimonta parte dal 18% e Carlo Calenda indica nel 25% il traguardo minimo della riscossa. Il segretario non azzarda previsioni e alle imprese manda un messaggio chiaro: in Europa deve finire il dumping fiscale, non è possibile che l'Irlanda sia il paradiso "esentax" dei giganti della web-economy che hanno tentato di bloccare la direttiva sul copyright approvata dal parlamento Ue. Poi annuncia l'idea di un'indennità di disoccupazione fissa in Europa per armonizzare il welfare state e lancia l'ultimatum alla Lega: «Salvini ha saputo interpretare prima e meglio del Pd le paure degli italiani e la loro voglia di riscatto. Su questa analisi ho vinto il congresso. Ma il bilancio dei dieci mesi di governo è drammaticamente negativo. L'economia peggiora, i cantieri delle grandi opere sono fermi con 140 miliardi congelati per la Tav e le infrastrutture. Io credo sia stato un grave errore chiudere i finanziamenti a sostegno di Industria 4.0 lanciati dall'ex ministro Calenda, che è il nostro capolista qui a Nordest. Gli imprenditori sono bloccati da una situazione di perenne incertezza. Ora siamo fermi, il grande consenso della Lega non è eterno e vedo molto nervosismo tra Salvini e Di Maio perché hanno capito che gli italiani non sono polli di allevamento», dice il leader del Pd.Poi ricorda che il futuro si gioca sull'innovazione e la ricerca, i 26 miliardi investiti dall'Italia sono una goccia in rapporto ai 900 messi in campo da Cina e Usa. Per non restare schiacciati dalla globalizzazione non resta che la strada dell'Europa, ma l'Italia di Salvini e Di Maio punta invece all'isolamento e stringe patti con i leader nazionalisti, dimenticando la lezione della storia: le guerre fratricide nel Novecento sull'idea di Patria e di superiorità razziale.Come si ferma la corsa della Lega, che ha tradito il Nord? Con «un'ottima squadra di candidati: abbiamo scelto veri protagonisti della cultura, scienziati e intellettuali non iscritti al Pd. E poi ci sono gli amministratori come Achille Variati, che ha governato Vicenza per 15 anni: di lui ci si può fidare, il capolista del Veneto è lui».L'ex sindaco della città berica ascolta in silenzio. Zingaretti ha corteggiato Massimo Cacciari ma il filosofo ha detto "no grazie, ho già dato. Scegliete i giovani" e l'altro big della stagione dell'Ulivo è Flavio Zanonato, uscito dal Pd per approdare a LeU con Bersani. Variati è certamente uno dei simboli vincenti del centrosinistra in Veneto e ieri ha rubato la scena a Calò, Moretti, Puppato e al capolista Calenda in corsa per Strasburgo. «Con 432 mila imprese e una partita Iva ogni 10 abitanti, siamo una delle locomotive d'Europa ma non contiamo nulla perché la Lega di Salvini non ci difende. Ho maturato esperienza in consiglio regionale e per 15 anni ho amministrato Vicenza: sono entrato con le mani pulite e sono uscito con le mani pulite». Virtù rara. Anche nel Pd, dopo la bufera in Umbria.
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Zingaretti: “Questo governo fa male agli italiani”

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Con il DEF il governo ha autocertificato la propria incapacità
L’Italia ha bisogno di una nuova speranza, dobbiamo creare lavoro di qualità e migliorare la vita di tutti i cittadini, c’è una legittima aspettativa di giustizia e di riscatto sociale che abbiamo il dovere di non deludere. Il Documento di Economia e Finanza (DEF) approvato ieri va nella direzione sbagliata. Con il DEF il governo ha autocertificato la propria incapacità nel migliorare la condizione di vita degli italiani. Si ferma la crescita, diminuisce l’occupazione, si tagliano i servizi e aumenta il debito pubblico. Il 2019 doveva essere un “anno bellissimo” da “boom economico” con previsioni di crescita all’1,5% ora siamo nella migliore delle ipotesi allo 0,2%. Il risultato del decreto dignità, del reddito di cittadinanza e di Quota 100 è che l’occupazione diminuisce. Inoltre, si tagliano 2 miliardi di euro di servizi alle imprese e cittadini, di cui 300 milioni al trasporto pubblico locale, e ci saranno ulteriori tagli o tasse per fronteggiare l’aumento dell’Iva. Tutto questo nonostante un aumento enorme del debito pubblico che in rapporto al PIL raggiungerà il 132,6%.
Se solo riuscissero a mantenere gli annunci o a litigare meno. Il costo dell’incertezza che hanno generato continua a costarci miliardi di euro solo in maggiori interessi.
 
Ora è tempo di voltare pagina. L’Italia ha bisogno di sviluppo e lavoro.
Dobbiamo far ripartire gli investimenti pubblici, in particolare nella scuola e nella lotta al cambiamento climatico, bisogna accelerare la capacità dello Stato di attuare quanto già programmato e finanziato. In questo lo sbloccacantieri è un fallimento perché non facilita gli investimenti e anzi rischia di pregiudicare il contrasto alla corruzione, la concorrenza e la tutela dei diritti dei lavoratori. Dobbiamo incentivare gli investimenti privati, puntare sulla riduzione delle differenze di genere e sulla sostenibilità ambientale quale potente driver per la creazione di occupazione di qualità in particolare per i più giovani.
 
Solo un’Italia forte può puntare a cambiare l’Europa
Serve un’Italia protagonista in Europa e non più isolata come avviene oggi su vicende cruciali, come ad esempio la questione della crisi libica o la Brexit. Solo un’Italia forte può puntare a cambiare l’Europa, mettendo fine alla stagione dell’austerità, per aprire una fase in cui la nuova Europa delle persone possa sostenere il lavoro e gli investimenti con politiche anticicliche. Serve tutto questo per rimettere l’Italia sui binari giusti, ma la verità, come emerge chiaramente anche dal DEF, è che oggi uno dei problemi principali dell’economia italiana è proprio il governo italiano.
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“Nelle piazze per aprire le porte a una nuova generazione”

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Europee: scontro nazional-populisti e progressisti, il Pd sarà nelle strade
“Noi oggi siamo nelle piazze, facciamo il tesseramento per strada perché vogliamo aprire le porte a una generazione nuova che può e deve tornare”. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, lo ha detto a Torino in piazza Castello, a uno dei banchetti della mobilitazione che vede impegnato tutto il partito il 5, 6 e 7 aprile, ‘Per amore dell’Italia‘. “Alle prossime europee – afferma Zingaretti – ci sarà uno scontro tra nazional-populisti e forze di sinistra progressiste, e questo deve vedere il Pd protagonista nelle strade”.

Una catastrofe economica, un Paese senza governo
“L’Italia sta passando per un tornante molto pericoloso. La cosa che mi preoccupa di più non è la presenza di politiche sbagliate, ma il fatto che siamo a un crinale nel quale le cose stanno precipitando perché questo Paese non è governato”. Ha detto poi Zingaretti, incontrando i giornalisti a Torino. “Al potere c’è un governo dell’incertezza e delle contraddizioni – aggiunge – che, non assumendosi alcuna responsabilià, se non quella di scambiarsi politiche come le figurine Panini, sta producendo una catastrofe economica e sociale dalla quale ci si rialzerà con moltissima fatica”.

Il governo sta bloccando il Paese ed era facile prevederlo.
Il Pd è l’alternativa per voltare pagina

“La storia del nostro Paese ci parla di una crisi economica drammatica e dell’incapacità di questo Governo che litiga su tutto. C’è un teatrino di scontri politici ormai su tutto”, aggiunge il segretario dem. “Sono mesi che dico che con quei dati dell’economia ci sarebbero stati dei tagli, che infatti sono arrivati. Hanno annunciato il rischio di due miliardi di euro di tagli, di cui 300 milioni sul trasporto pubblico, un colpo durissimo ai pendolari”. Zingaretti ha poi parlato dell’impegno del Pd: “Noi difenderemo la sanità e le persone di questo Paese, sta accadendo quanto temevamo: due forze con idee diverse stanno bloccando il Paese. Noi ci stiamo preparando perché il nuovo Pd è esattamente quello che manca all’Italia: un’alternativa credibile per voltare pagina”, ha concluso.

Pd e Mdp partiti diversi, valuteremo convergenze
“C’è un congresso che è aperto e che ha chiarito che ci sarà un partito nuovo e questo fa chiarezza. È stato discusso per mesi di cose senza senso, di confluenze. Ci saranno due partiti diversi con proprie idee e se ci saranno punti di convergenza lo vedremo questione per questione. La destra invece è divisa su tutto”. Cosi’ Nicola Zingaretti a Torino risponde ai giornalisti sulle alleanze.

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