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Per la pace

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Israele ha annunciato un ‘cessate il fuoco’ di tre ore per permettere l'apertura di un corridoio umanitario nella Striscia di Gaza. Una portavoce militare ha infatti precisato all'Afp che a partire da oggi, 7 gennaio, l'esercito israeliano fermerà ogni giorno i bombardamenti tra le 13 e le 16 (ora locale).


Un primo, flebile segnale per una possibile tregua rapida e duratura. Una speranza che però si scontra con l’approvazione da parte del governo d’Israele dell’allargamento dell’offensiva, proprio quando sono ancora in corso le consultazioni sull’accordo franco-egiziano.

Intanto, il presidente Shimon Peres ha precisato in una intervista a Sky News che Israele non ha ambizioni territoriali nella Striscia di Gaza e non ha intenzione di estendere la guerra. "Non stiamo cercando un cessate il fuoco ma la cessazione del terrorismo", ha aggiunto Peres.
Il presidente israeliano accusa anche Hamas per le drammatiche situazioni in cui versano i palestinesi della Striscia. "Vogliamo che Hamas capisca che c'è un costo per quello che stanno facendo", ha detto Peres riferendosi ai continui lanci di razzi Qassam contro le comunità israeliane nel Negev occidentale. "Se i terroristi impareranno la lezione, avremo vinto tutti".

Per ora, però, l'unica certezza sul futuro della crisi è il sangue che continua a scorrere sulle terre martoriate dagli attacchi. Attacchi inaccettabili, come quelli che hanno causato la strage nell'istituto Al-Fakura, nel campo profughi di Jabaliya (nel nord della Striscia), dove centinaia di civili avevano cercato rifugio: secondo l'Onu i morti sono almeno 40, per la maggior parte donne e bambini. “E’ la dimostrazione che le guerre pulite non esistono - ha commentato in merito Piero Fassino, ministro degli Esteri del governo ombra del PD - così come non è vero che qualsiasi atto di guerra è giustificato e legittimo, quando a pagare il prezzo più alto sono civili inermi e innocenti”.

"Ecco perché ci si deve fermare. – aggiunge Massimo D’Alema in una lettera inviata a ‘la Repubblica’ sulla crisi di Gaza - Non solo per l'intollerabile prezzo di vite spezzate e di bambini uccisi; ma perché la vittima politica di questa guerra rischia di essere proprio la speranza di pace e la leadership palestinese più moderata e aperta".
L'ex ministro degli Esteri, dopo aver rilevato che al radicalismo di Hamas ridanno forza "il fallimento della politica" e la "mancanza di coraggio" dopo un anno di defatiganti trattative che hanno logorato il prestigio della leadership palestinese, ricorda che "Israele non ha risolto alcun problema" dopo aver già eliminato negli ultimi anni "decine e decine di dirigenti di Hamas", perché "con gli assassinii, ancorché mirati, non si risolvono i problemi politici".
Inoltre, rispondendo a Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana che ieri aveva criticato le posizioni dell'ex ministro degli Esteri sulla crisi in Medioriente e perciò non lo ha invitato alla manifestazione che sta organizzando per sabato prossimo, D'Alema dice di volerlo rassicurare: "Non sarei comunque andato ad una manifestazione per Israele che non sembra tenere in alcun conto le ragioni e la tragedia dei palestinesi così come nei giorni scorsi non sono andato a manifestazioni per la Palestina nelle quali non si riconoscevano i diritti del popolo israeliano. Chi vuole la pace deve essere vicino alle ragioni degli uni e degli altri. Come facemmo noi con il governo Prodi nel Libano".

Per questo il coordinamento politico del Partito Democratico riunitosi per esaminare la gravissima situazione in Medio Oriente, ha ribadito la necessità di un rapido e immediato stop alle ostilità. “È urgentissimo - si legge nella nota - giungere al cessate il fuoco a Gaza, come ormai tutta la Comunità Internazionale chiede con forza. Già troppi lutti e sofferenze hanno prodotto il conflitto di queste settimane ed è un dovere non solo politico, ma morale, far tacere le armi e restituire la parola alla politica”.
“Chiediamo al governo italiano di uscire dall’immobilismo di questi giorni, che appare tanto più imperdonabile di fronte alle iniziative assunte da altri Paesi europei e dall’Onu, e di assumere finalmente iniziative concrete che concorrano al raggiungimento di obiettivi di pace”.
“Al tempo stesso è necessario mettere in campo una forte e immediata azione umanitaria, alla quale sollecitiamo il governo italiano e l’intero sistema degli enti locali”.

Peccato che il governo italiano stenti a dare segnali forti in tal senso. L'iniziativa dell’esecutivo sulla crisi di Gaza, infatti, secondo il leader del Pd, Walter Veltroni, è stata "inadeguata". "La voce dell'Italia - dice Veltroni prendendo la parola dopo la relazione del ministro degli Esteri Franco Frattini in commissione alla Camera, e ribadendo la posizione espressa dal PD anche nei giorni scorsi - non si è sentita come quella della Francia e della Gran Bretagna". E questo è stato un errore vista "la storia e l'amicizia che lega l'Italia a Israele e alla Palestina" e che ci consentirebbe di esercitare "un ruolo da mediatore".

“Quello che sta avvenendo in queste ore in Medio Oriente - aveva detto il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, intervenendo nei giorni scorsi sulla crisi israelo-palestinese - è estremamente grave: c’è il rischio di una pesante radicalizzazione della situazione con conseguenze drammatiche per la stabilità e la sicurezza della regione oltre che per il gran numero di vite umane già travolte o messe a rischio”.

“Siamo davanti alla conclusione fallimentare della strategia di chi, come l’attuale amministrazione Usa, riteneva che le crisi non vadano affrontate con le armi della politica bensì con la politica della forza. - continua il segretario dei democratici - Una strategia lontana da quella praticata dalle amministrazioni democratiche americane che si era concretizzata in iniziative di pace come Camp David. L’obiettivo rimane quello di una risoluta lotta al terrorismo, che è stato in tutti questi anni una minaccia alla sicurezza dello stato e dei cittadini di Israele, e questo obiettivo passa attraverso il difficile ma necessario reciproco pieno riconoscimento. Chiediamo che l’Italia si muova per un immediato cessate il fuoco, facciamo appello per un immeditato aiuto umanitario alle popolazioni civili duramente colpite, chiediamo che la parola torni all’iniziativa politica. Per questo è anche fondamentale un ruolo attivo sulla scena politico diplomatico degli organismi internazionali e dell’Europa, che però oggi, in una situazione tanto drammatica e delicata,
appare divisa e incerta”.

Veltroni poi attacca la posizione del governo italiano in merito alla vicenda e la definisce “inadeguata” alla drammaticità e all'urgenza imposta dalla crisi in Medio Oriente. “Frattini aveva annunciato, solo pochi giorni fa, di aver ricevuto assicurazioni che non vi sarebbe stata una offensiva di terra a Gaza e in queste ore ora viene smentito. Lo stesso ministro degli Esteri aveva parlato di una iniziativa congiunta italo-francese senza che alle parole seguissero i fatti”.

Sulle “ipotesi”, peraltro sbagliate, del ministro Frattini, è meglio far prevalere i fatti. “L’Europa e l’Italia - dice ancora Veltroni - debbono ritrovare una forte presenza e iniziativa sulla scena mediorientale e come due anni fa in Libano assuma concrete iniziative che consentano di ottenere la tregua, di garantirne il rispetto. Questo con l’obiettivo di ricostruire le condizioni trovare una soluzione dei conflitti basata sul riconoscimento dei diritti dei due popoli.
Nessuno può pensare di affrontare la crisi usando la forza piuttosto che non attraverso una chiamata all’impegno degli organismi internazionali”.

L'urgenza di un'iniziativa Europea e di una “sveglia” per quella italiana è stata più volte sottolineata anche da Piero Fassino. “Come due anni fa in Libano, sia l’Unione Europea ad agire subito per ottenere la sospensione immediata del conflitto, dichiarando la disponibilità anche a inviare gli osservatori e le forze necessarie a garantire il rispetto della tregua da parte di tutti”.

“E ottenuta la tregua – ha aggiunto Fassino – si lavori subito alla convocazione di una Conferenza internazionale di pace che faccia uscire il Medio Oriente dal buco nero della guerra della guerra e dell’odio”.

“Chiediamo al governo italiano – ha ribadito il ministro ombra, intervenendo anche in un'intervista su l'Unità – di non limitarsi a dichiarazioni formali o a generici quanto inutili auspici, ma di assumere in tutte le sedi internazionali iniziative immediate e concrete, utili a spegnere l’incendio che sta nuovamente bruciando in Medio Oriente”.

Per questo il Pd si sta mobilitando per tentare di dare il proprio contributo per il raggiungimento di una tregua. Pierluigi Bersani ha incontrato a Ramallah, nella tarda serata di sabato 3 gennaio, il consigliere politico del presidente dell’Anp Abu Mazen, Nemer Ammad. “Ho ascoltato parole molte forti di condanna per l’intervento israeliano”, ha sottolineato Bersani al termine dell’incontro con Nemer Ammad, avvenuto nelle stesse ore in cui partiva l’intervento di terra dell’esercito israeliano e nel quale il parlamentare del PD ha ribadito le posizioni espresse più volte in questi giorni dai dirigenti del partito, “In particolare, ho percepito la radicata e sincera convinzione dell’autorità palestinese intorno a tre punti fondamentali: senza l’accordo di pace ogni battaglia, anche la più sanguinosa, può solo prolungare la guerra senza mai concluderla; non si tratta solo di Gaza, anche la Cisgiordania alla lunga non reggerà la tensione; la politica israeliana sta distruggendo il ruolo e il prestigio dei moderati e questo provocherà non solo in Palestina ma in tutto il Medio Oriente l’espansione a macchia d’olio del radicalismo e dell’integralismo”.

“Bisogna - conclude Bersani - che la comunità internazionale trovi la chiave per fermare la guerra, che l’Europa faccia meglio e con più forza la sua parte e che l’Italia si metta nel gruppo di testa e non i coda all’iniziativa europea”.

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