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Parte la carovana del PD

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Sette pullmini con il «kit del buon democratico»

PADOVA. Tornano le rondini e partono i pullmini del Pd. Sono 7, come le province del Veneto che il centrosinistra non ha mai conquistato. Sono bianchi e verdi, con la scritta «Un’Italia moderna si può fare», lo slogan di Veltroni che se vince ha promesso di dare un ministro al Veneto. Quanto siamo caduti in basso: ai tempi di Rumor e di Bisaglia, il ministro ce lo prendevamo. Con Berlusconi, un ministro veneto non serve più, tesi formulata e accanitamente sostenuta da Giancarlo Galan, che anche ieri accusava: «Veltroni promette ministri come un generale sudamericano». Se non altro el General Walter farà più fatica del General Romano e del Generalissimo Silvio (che ci hanno lasciati a 0) a onorare la promessa, perché i ministri adesso calano da 26 a 12. I 7 pullmini sono schierati in Prato della Valle, per una metaforica partenza della campagna elettorale.

Ci sono giornalisti, fotografi, un gazebo come alle corse vere, discorsi di circostanza e foto ricordo di una ventina di candidati, schierati agli ordini di Paolo Giaretta ed Enrico Morando. Il sole di mezzogiorno scalda e abbaglia, la gente si toglie il cappotto. Paolo Giaretta compie 61 anni, lo dice lui stesso come attenuante generica per essere l’unico ricandidato per la terza volta. Tutti gli altri non vanno oltre la seconda o sono addirittura alla prima (52%). Captatio benevolentiae. Applauso. Parla Enrico Morando, che ha scritto il programma di Veltroni dopo aver lavorato anche a quello di Prodi. E c’è la conferma di quello che tutti in Italia avevano capito, ma nessuno dello staff di Prodi voleva ammettere, sulla famosa fabbrica del programma e il malloppo di 280 pagine che ne risultò. «Abbiamo rotto con la logica del passato centrosinistra - dice Morando -. Se pensiamo che servono 5 rigassificatori in Italia per non andare in debito energetico, adesso scriviamo nel programma 5 rigassificatori. Nel 2006 non potevamo farlo, bisognava tener conto della coalizione. Mi dicevano: usa una formula più generica che contenga le posizioni di tutti». Viva la sincerità. Con tutto il rispetto per l’estensore del programma, ci vien da chiedergli se non si senta pur sempre un paracadutato nel Veneto, visto che è nato e vive in Piemonte. Morando non si tira indietro: «Premesso che sono già stato eletto nel Veneto, c’è stata in tutti i partiti la tentazione di adoperare la legge elettorale per sistemare candidati di altre aree. Motivo per il quale, il primo compito sarà cambiare la legge e tornare ai collegi uninominali, l’unico sistema per garantire che i candidati, di qualunque provenienza siano, vincano guadagnandosi i voti. Se ci fosse stato un minimo di disponibilità da parte del Pdl, noi l’avremmo già fatto. E certo questo è un grave torto fatto ai cittadini». Viva la sincerità bis. C’è anche Perpaolo Baretta, segretario generale uscente della Cisl. Inevitabile chiedergli se non si senta a disagio in lista con l’industriale Massimo Calearo, il falco di Federmeccanica. «E’ vero che questa scelta - risponde Baretta - ha creato scompiglio sia nella sinistra che nel centrodestra, ma non tra di noi. L’antagonismo operaio è un archetipo superato, non perché io ho fatto la scelta di candidarmi la settimana scorsa ma da molto prima. Sono gli avvenimenti che l’hanno superato. Si può e si deve lavorare insieme, altrimenti l’Italia non ce la farà». Giaretta dà alcuni numeri sulle liste: le donne sono 35 su 73 candidati, pari al 48%; sotto i 35 anni ci sono 13 candidati, pari al 18%; le donne in posizione vincente sono da 8 a 10, a seconda dei risultati, pari al 36%, che sarà la quota femminile più alta di tutta Italia. E annuncia per il 29-30 marzo.1000 gazebi nei 500 comuni veneti, per distribuire il «Kit del buon democratico». Nel pomeriggio le agenzie rilanciano uno dei punti cardine del programma del Pd: 1.000 euro di stipendio minimo. Morando conferma: «Prima la trattativa tra le parti sociali e poi una legge».

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