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Zingaretti a Padova: "Il governo Lega-MS5 blocca l'Italia e il modello veneto rischia la crisi"

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Mattino di Padova 16 Aprile 2019 - Se Paolo Gentiloni lancia l'anatema contro la Lega che ha tradito il Nord con la svolta sovranista, Nicola Zingaretti tesse l'elogio del Veneto, del modello produttivo che vale 65 miliardi di export per ribadire che il voto del 26 maggio sarà fondamentale per «bocciare il governo gialloverde. Con le loro divisioni Salvini e Di Maio bloccano lo sviluppo dell'Italia. Siamo in recessione, con la crescita zero del Pil e anche il Veneto ha perso 1500 aziende», dice il leader del Pd. Il suo tour elettorale inizia dalla federazione Berlinguer con una convention vecchio stile: sindaci, professori universitari e militanti delle feste dell'Unità lo accolgono con un applauso nell'unica città (con Belluno) che ha retto all'assalto della Lega: a Padova il centrosinistra ha saputo tessere alleanze con la società civile, con uno schieramento che unisce la sinistra con i cattolici moderati e i liberal. Zingaretti sa che la sfida è difficile, la rimonta parte dal 18% e Carlo Calenda indica nel 25% il traguardo minimo della riscossa. Il segretario non azzarda previsioni e alle imprese manda un messaggio chiaro: in Europa deve finire il dumping fiscale, non è possibile che l'Irlanda sia il paradiso "esentax" dei giganti della web-economy che hanno tentato di bloccare la direttiva sul copyright approvata dal parlamento Ue. Poi annuncia l'idea di un'indennità di disoccupazione fissa in Europa per armonizzare il welfare state e lancia l'ultimatum alla Lega: «Salvini ha saputo interpretare prima e meglio del Pd le paure degli italiani e la loro voglia di riscatto. Su questa analisi ho vinto il congresso. Ma il bilancio dei dieci mesi di governo è drammaticamente negativo. L'economia peggiora, i cantieri delle grandi opere sono fermi con 140 miliardi congelati per la Tav e le infrastrutture. Io credo sia stato un grave errore chiudere i finanziamenti a sostegno di Industria 4.0 lanciati dall'ex ministro Calenda, che è il nostro capolista qui a Nordest. Gli imprenditori sono bloccati da una situazione di perenne incertezza. Ora siamo fermi, il grande consenso della Lega non è eterno e vedo molto nervosismo tra Salvini e Di Maio perché hanno capito che gli italiani non sono polli di allevamento», dice il leader del Pd.Poi ricorda che il futuro si gioca sull'innovazione e la ricerca, i 26 miliardi investiti dall'Italia sono una goccia in rapporto ai 900 messi in campo da Cina e Usa. Per non restare schiacciati dalla globalizzazione non resta che la strada dell'Europa, ma l'Italia di Salvini e Di Maio punta invece all'isolamento e stringe patti con i leader nazionalisti, dimenticando la lezione della storia: le guerre fratricide nel Novecento sull'idea di Patria e di superiorità razziale.Come si ferma la corsa della Lega, che ha tradito il Nord? Con «un'ottima squadra di candidati: abbiamo scelto veri protagonisti della cultura, scienziati e intellettuali non iscritti al Pd. E poi ci sono gli amministratori come Achille Variati, che ha governato Vicenza per 15 anni: di lui ci si può fidare, il capolista del Veneto è lui».L'ex sindaco della città berica ascolta in silenzio. Zingaretti ha corteggiato Massimo Cacciari ma il filosofo ha detto "no grazie, ho già dato. Scegliete i giovani" e l'altro big della stagione dell'Ulivo è Flavio Zanonato, uscito dal Pd per approdare a LeU con Bersani. Variati è certamente uno dei simboli vincenti del centrosinistra in Veneto e ieri ha rubato la scena a Calò, Moretti, Puppato e al capolista Calenda in corsa per Strasburgo. «Con 432 mila imprese e una partita Iva ogni 10 abitanti, siamo una delle locomotive d'Europa ma non contiamo nulla perché la Lega di Salvini non ci difende. Ho maturato esperienza in consiglio regionale e per 15 anni ho amministrato Vicenza: sono entrato con le mani pulite e sono uscito con le mani pulite». Virtù rara. Anche nel Pd, dopo la bufera in Umbria.

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